Montelupo Fiorentino

Montelupo Fiorentino

Il progetto

Non sempre il concetto di dry garden è legato a casolari antichi o poderi immersi nella natura selvaggia. Al contrario, può convivere perfettamente con architetture moderne e contesti urbani più popolati. Anzi, è proprio in questi luoghi che le comunità vegetali risaltano maggiormente, creando atmosfere quasi surreali: un equilibrio tra spontaneità e rigore, tra natura e design contemporaneo.
In questo caso, una struttura architettonica rigida e squadrata richiedeva un giardino dalle linee morbide e fluide, capace di alleggerire i volumi e di fungere da punto di transizione con il paesaggio naturale circostante, nonostante la vicinanza con la città. Come in molti dei miei interventi, la principale criticità è stata la mancanza d’acqua, un tema ricorrente che orienta ogni progetto verso l’impiego di piante a ridotto fabbisogno idrico e a bassa manutenzione.
Questo giardino ne è una dimostrazione concreta: nonostante i problemi iniziali dovuti a lavori di movimento terra eseguiti in modo non corretto (da ditte esterne), pendenze dirette verso la struttura e terreno di riporto inadatto, è stato possibile ripristinare le condizioni ideali grazie alla collaborazione con operatori esperti e consapevoli dei rischi derivanti da soluzioni apparentemente “economiche”.
Sono stati necessari diversi giorni di lavoro per ristabilire le giuste pendenze, migliorare la struttura del suolo con l’aggiunta di sabbia e riportare in superficie il terreno naturale, fisiologicamente drenante ma ormai sepolto. Solo allora è potuta iniziare la vera costruzione del giardino, modellando le linee dolci che separano le superfici a prato dalle bordure.
La scelta vegetale ha avuto un ruolo fondamentale: creare un legame visivo e percettivo con il paesaggio circostante, come se il giardino ne fosse la naturale prosecuzione. Le graminacee ornamentali sono diventate la matrice principale: piante dinamiche, leggere, capaci di cambiare colore con le stagioni e di offrire un senso di pienezza, mai pesante. Accanto a esse, erbacee perenni come Aster e Veronicastrum aggiungono tocchi di esuberanza, alternandosi a specie dalla fioritura più discreta, ma sempre interessanti nel corso dell’anno. Era infatti essenziale creare un giardino che fosse attivo in ogni stagione, poiché la committenza lo vive quotidianamente.
In sintesi, questo progetto conferma che il dry garden non è un concetto legato a un unico contesto o stile architettonico, ma una filosofia progettuale versatile e sostenibile, capace di adattarsi e valorizzare ambienti molto diversi tra loro.